Isocrátima



Nella musica bizantina , l’isocrátima è la lunga nota cantata dai compagni per sostenere la melodia portato dal solista (in greco Psaltis ) o gruppo (psaltes) nei canti liturgici greco-ortodossi e diffondere nel mondo orientale.

Deriva dal greco iso : “uguale” e crátima : “aderenza” o “fissazione”. Significa ‘mantenere lo stesso suono’.

L’effetto di un’isocrátima è simile al drone di cornamuse in musica celtica . Porta anche reminiscenze di corni tibetani e dinamiche mantriche . Nota: nella regione di Tuva (tra la Mongolia e la Russia) c’è un gruppo etnico capace di usare le bande ventricolari (o false corde vocali) per mezzo di certe cartilagini, in modo che possano produrre, su un suono serio e mantenuto, una linea melodica pentapalonica. Fine della nota.

Mentre il gruppo o solista sta cantando la melodia, a seconda della vocale finale, i Isocrate (che cantano l’isocrátima) Cambiare la vocale; e -A sulla rotazione -melodic cambiare anche la nota (altezza), di solito la base della nota tetracordio che è la volta melodia in questione. Pertanto l’isocrátima sta cambiando da aree melodiche e ricorda l’ organum melismatica occidentale.

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