TESI DI LAUREA: LE MINIATRICI ITALIANE TRA RINASCIMENTO E BAROCCO

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TESI DI LAUREA: LE MINIATRICI ITALIANE TRA RINASCIMENTO E BAROCCO


di Marta Bruno

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La ricerca nasce dalla curiosità di conoscere l’iter artistico di alcune donne, in particolare di coloro che operarono nel campo della miniatura; la ricostruzione delle biografie artistiche femminili è un’impresa molto complessa, tale difficoltà è legata principalmente alla concezione della donna vista da sempre come madre e padrona di casa. I molteplici doveri domestici, quindi, impedirono alle donne di occuparsi non solo di un’attività lavorativa che si svolgesse al di fuori della casa, ma anche di ricevere una formazione artistica e letteraria. Le donne che desideravano possedere un bagaglio culturale dovevano rinunciare alla vita matrimoniale per intraprendere la vita religiosa; nei monasteri, infatti, non solo ricevevano un’adeguata formazione culturale, ma si dilettavano nella produzione dei manoscritti.

Tale attività era legata, principalmente, alla necessità di divulgare la parola divina soprattutto nei periodi precedenti l’invenzione della stampa; inoltre, le miniatrici nella realizzazione dei codici elaborarono non solo un proprio stile tanto da meritarsi l’appellativo di artista, ma costituirono delle vere e proprie botteghe.

Il presente lavoro intende analizzare la vita e le opere di alcune importanti miniatrici italiane vissute tra il Quattrocento ed il Seicento. Questo tema presenta una scarsa bibliografia artistica imputabile soprattutto alla carenza di documenti.

Il primo capitolo è dedicato a Santa Caterina Vigri da Bologna vissuta in pieno Rinascimento. In primo luogo viene ricostruita la sua vita spirituale e le sue opere letterarie, concentrandosi in modo particolare sull’analisi delle miniature del Breviario, scritto e miniato dalla Vigri intorno alla metà del XV secolo. La delineazione della vita e delle sue opere letterarie e artistiche è stata possibile grazie alla consultazione della prima biografia della badessa bolognese realizzata da una sua consorella, Illuminata Bembo, nel 1469. Nella prima sezione si cerca di chiarire a quale attività artistica si dedicasse la Vigri; se la sua attività di miniatrice è confermata sia dalle fonti sia dal Breviario per quanto riguarda l’attività di pittrice, sussistono diverse perplessità sia per diversità stilistiche sia per difformità con le fonti documentarie. L’ipotetica attività pittorica della Vigri si basa su due elementi; il primo è la tradizione religiosa che volle attribuire, anche forzatamente, alla Santa i dipinti conservati nel Monastero del Corpus Domini, il secondo, invece, riguarda la riapertura del processo di canonizzazione della monaca clarissa nel 1712 che indusse la storiografia artistica a riesaminare alcuni documenti dove è menzionata un’attività artistica di Caterina anche se non sono ricordati i dipinti autografi, tranne il Gesù Bambino in fasce, dipinto su carta applicata su tavola, e la Madonna del pomo.

Nel secondo capitolo viene analizzata la figura di suor Dorotea Broccardi, copista e miniatrice del XVI secolo, nel convento di San Lino a Volterra. Le notizie biografiche della monaca clarissa sono assai scarse. Nella medesima sezione viene esaminata l’opera Libro delle dignità et excellentie dell’ordine della seraphica madre delle povere donne Sancta Chiara da Asisi di fra Mariano da Firenze, storico fiorentino, il quale affida la trascrizione del testo tra il 1518 e il 1519 a suor Dorotea, che in tal modo diventa copista ufficiale dello storico. Nel testo di Fra Mariano la monaca clarissa realizza anche una miniatura con Santa Chiara, San Francesco, Innocenzo IV e Urbano IV e altre Sante Martiri e Beate appartenenti all’ordine clarisse, conservata nella Biblioteca Guarnacci presso Volterra; l’illustrazione risulta di fondamentale importanza poiché è la sola immagine del testo ed è l’unica miniatura nota della Broccardi e per questo motivo viene analizzata dettagliatamente nella parte dedicata alla miniatrice volterrana.

Il capitolo successivo è dedicato ad una personalità di rilievo dell’Ordine domenicano del XVI secolo, Eufrasia Burlamacchi. In questa sezione descrivendo la produzione artistica della miniatrice domenicana si nota una notevole differenza rispetto alle miniatrici clariane trattate precedentemente. La suora domenicana, come si può osservare nelle sue opere, possiede un’ottima formazione artistica, infatti, mostra di aver acquisito una buona padronanza della tecnica del disegno, dell’uso della luce e dei colori; la sua produzione - piuttosto ampia - si afferma nella stesura di miniature complesse ed eleganti per corali, graduali e rituali. Il linguaggio artistico della Burlamacchi risulta molto differente dallo stile semplice che caratterizzava le miniature di Caterina Vigri e dallo stile fin troppo elementare di Dorotea Broccardi.

La ricostruzione della vita artistica di Maddalena Corvina e di Giovanna Garzoni, miniatrici del Seicento, è affrontata nei capitoli quarto e quinto. La miniatrice Maddalena Corvina fu protagonista indiscussa del barocco romano, anche se le fonti risultano scarse sia per le notizie biografiche sia per la produzione artistica; tuttavia è stato possibile delineare un percorso artistico ben definito della miniatrice romana.

Le notizie esistenti sulla Garzoni, invece, sono sufficienti per comprendere in maniera abbastanza esaustiva la sua carriera artistica, in primo luogo il documento di fondamentale importanza è il libro delle fatture dei suoi lavori. Il documento ha permesso di ricostruire la vita e la produzione artistica della miniatrice marchigiana in modo da conferirle un’identità artistica.

La ricerca risulta così suddivisa in due sezioni, nella prima parte viene delineata la figura della monaca miniatrice; da sempre il monastero, luogo di spiritualità e cultura, favorisce la creatività di miniatrici documentate in Europa dalla fine del X secolo, come avviene per Ende famosa per aver realizzato insieme al monaco Emeterius un codice conservato nella cattedrale di Gerona in Spagna.

Nella prima sezione quindi viene esaminata la vita artistica nei monasteri femminili, in particolar modo viene analizzato il monastero appartenente all’ordine clariano e quello domenicano, partendo dalla delineazione di alcune importanti personalità dei due ordini religiosi: Caterina Vigri, Dorotea Broccardi e Eufrasia Burlamacchi che realizzarono miniature per i manoscritti per le biblioteche dei monasteri e per soddisfare le richieste provenienti dall’esterno, nonostante la produzione fosse legata ad alcune necessità liturgiche le miniatrici non tralasciarono il valore estetico. Il monastero, quindi, si rivela un ambiente privilegiato per l’elaborazione di immagini funzionali a percorsi di meditazione e di preghiera, sia individuale sia collettiva.

Nella seconda sezione, invece, ci si allontana dall’ambiente religioso e si affronta lo studio di due miniatrici che risultano essere personalità indiscusse del Seicento poiché furono tra le prime donne ad essere accolte nell’accademia di San Luca, istituzione culturale di fondamentale importanza per la formazione dell’artista.

Si tratta pertanto di miniatrici accademiche impegnate non solo nella produzione dei codici, ma anche nel genere del ritratto, come si può osservare nelle opere di Maddalena Corvina e nel genere della natura morte e dell’illustrazione scientifica come si può notare nella produzione di Giovanna Garzoni.

L’obiettivo del presente lavoro quindi è mostrare le personalità delle miniatrici nei loro differenti contesti storici, politici e religiosi e nello stesso tempo analizzare le loro opere.

Nella ricerca è possibile individuare alcuni punti principali: in primo luogo si deduce che non esiste uno stile femminile ed uno stile maschile, ma ogni singolo artista elabora un proprio linguaggio; quindi il lavoro non intende proporre una “storia dell’arte al femminile”, ma si tratta di un’analisi di una parte della cultura artistica che iniziò ad essere indagata solo agli inizi del XX secolo.

In secondo luogo dall’analisi delle diverse opere delle miniatrici si deduce che alcune realizzavano le proprie miniature dando maggior peso al valore estetico mentre altre si concentravano sul valore religioso elaborando uno stile molto semplice ed elementare; ciò dimostra che probabilmente alcune ricevettero un’ottima formazione artistica tanto da raggiungere notevoli risultati, mentre altre erano autodidatte con uno stile qualitativamente inferiore. Ma naturalmente vanno ricordate tutte proprio per mostrare le diversità e varietà dei percorsi dell'illustrazione dei codici.



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