RIEMERGE DALL'OBLIO LA SUSANNA ED I VECCHIONI DELLA PINACOTECA DI BOLOGNA

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RIEMERGE DALL'OBLIO LA SUSANNA ED I VECCHIONI DELLA PINACOTECA DI BOLOGNA


di Mario Mancigotti

RIEMERGE DALL'OBLIO LA SUSANNA ED I VECCHIONI DELLA PINACOTECA DI BOLOGNA Susanna e i vecchioni

La vicenda attributiva di questo ammirevole dipinto attribuito in passato a Simone Cantarini  “Susanna ed i secchioni” Bologna, Pinacoteca Nazional e olio su tela di cm.173 x 123, (cfr. Mario Mancigotti “Simone Cantarini” Banca Popolare dell’Adriatico – 1975)e che regge egregiamente il confronto con il dipinto di analogo soggetto di Artemisia Gentileschi  nella stessa sede espositiva  opere che si possono assimilare per la resa dell’identico momento psicologico della procace giovane  nodaintenta a reagire con le braccia sollevate allo sguardo lussurioso dei due vegliardi nascosti dietro la siepe, appare davvero sconcertante.
   L’orientamento verso l’ attribuzione al “Pesarese”  allora trovava piena giustificazione su diversi elementi probatori  quali:
1)  il dipinto è corredato da una “expertisee prestigiosa   rilasciata dall’Accademia Clementina di Bologna e sottoscritta, se non ricordo male, dal pittore Vittorio Mari a Bigari,(1692-1778) apprezzato soprattutto come affrescatore, ad esempio in Palazzo Aldobrandi in Bologna, e in Palazzo Archinto in Milano in collaborazione con il Tiepolo.
  Un attestato,dunque, rilasciato non da un amatore o mercante d’arte ma da un esponente di una prestigiosa Accademia nata nel 171° nel nome del papa Clemente XI urbinate  con lo scopo di valorizzare la pittura emiliana del seicento.
   E’ importante sottolineare che il promotore dell’istituzione fu il pittore Gianpietro Canotti, poi segretario e storico dell’Ente, il quale può considerarsi un erede del Cantarini quale allievo del Pasinelli che sappiamo affezionato allievo del Cantarini  prima della tragica morte nello studio apperto in casa Zambeccari a Bologna nei pressi del fiume Reno. 

2)La provenienza del dipinto in origine appartenente a collezionista privato di Fano ed acquistato da antiquario di Venezia,Viancini, nel  1968 dal  pof. Cesare Gnudi come nuova acquisizione per la Pinacoteca Nazionale di Bologna quale sovrintendente al prezzo di quattro milioni e mezzo.
L’illustre storico dell’arte  partiva dal sicuro in virtù dell’autorevole fonte attributiva  m anche da una valutazione stilistica.
   Egli infatti scriveva che questa tela “riflette un atteggiamento pittorico tipico ma anche raro della figura  stilistica, sempre così complessa del pittore pesarese” (Bollettino d’arte, 1968).
   Lo stesso Andrea Emiliani, che sappiamo estimatore di Simone Cantarini fin dalla tesi di laurea  e commentatore critico dell’artista   in occasione della mostra della   “ pittura dei maestri  del Seicento Emiliano” così commentava l’evento nel settembre 1971 :” Il dipinto presenta  tratt6i stilistici e virtuosità esecutive tipiche breve ma incallzante di Siumone Cantarini,  nel catalogo del quale esso si colloca come opera di singolareprestigio, precisando posizioni culturali fino a ieri solo immaginate ed oggi confortate da prove evidenti” ed aggiungeva più avanti  che “ la paternità del quadro era insospettabile anche per i periti dell’Accademia Clementina” (!).
3)L’interesse per tale soggetto biblico viene confermato anche da diversi studi grafici di Simone quali:
-Milano, Brera: due disegni a sanguigna  n .509 e 124 d’inv. Ed    altro a matita nera n.561 d’inv.
-Vienna, Albertina: disegno a sanguigna n. 2403
-Rio de’ Janeiro, Biblioteca Nazionale  disegno a sanguigna A.10
-Stoccolma, Nationalmuseum:  disegno ANK  106
.    Confortato da tali valide motivazioni e anche dalla mia convinzione non potevo certo esimermi dal pubblicare nel 1975  il bel dipinto con relativa succinta scheda di commento tanti che la Amilcare Pizzi realizzatrice della mia monografia decise di inserire  la  riproduzione a colori  del dipinto nella custodia del volume.

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   Ma ecco la sconcertante sorpresa!
   Nell’anno successivo alla pubblicazione della monografia, la prima dedicata al valente artista e pertanto nata con l’intento di rappresentare una base di partenza per ulteriori  contributi da parte della critica accademica, presentando consapevolmente opere non solo sicuramente autografe ma anche   attribuite, è stata pubblicata una recensione con evidente intento di ev stroncatura finalizzato ad espungere dal catalogo del Cantarini mai proposto in premessa come tale, molte opere  tra  cui la “Susanna ed i vecchioni” liquidta con questa dichiarazione :”  La “Susanna” della Pinacoteca di Bologna , pur essendo un bel dipinto non regge la qualità della mao di Simone: la si dovrà quindi considerare  una buona copia antica, come ancora mi segnala Volpe.”  ( Anna Colombi Feretti “Annali della Scuola Normale  Superiore di Pisa – 1976).

Tutto  qui, “sic et seplicite ! » Non sipuò non notare la mancanza di un minimo di  doveroso impegno di di approfondire con convincenti motivazioni tale giudizio
   Copia da   quale altro autore? Non si sa.
   Ora tale dipinto, che mi risulta sia stato restaurato nel 1997 ma, ahimè non esposto alle due prestigiose mostre dedicate al “Pesarese” viene ripresentato co
me “copia da Simone Cantarini” (Anna Maria Ambrsiani Massari “ Per Simone Cantarini a 350 ani dalla morte” nel volume “Pesaro” 2009 pag. 362).
   Cosa significa tale dichiarazione ? Che esiste un altro dipinto originale del Pesarese con maggiori credenziali dell’esemplare di Bologna proveniente  dall’ambito pesarse ed  attribuito autorevolmente  a Simone dagli esperti dell’Accademia Clamentinaed ora d proprietà della Pinacoteca Nazionale di Bologna?
   Confesso la mia ignoranza di umile “fan” dello sfortunato artista e vorrei ma non sarà facile essere illuminato per risolvere il rebus!



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