Chi non ha fatto un viaggio, almeno una volta nella vita, nelle Marche interne non sa cos’è la bellezza dell’Italia storica; quel mirabile rispecchiamento, così tipico di questa parte d’Italia, fra arte e paesaggio, fra le forme delle città e l’ordine dei coltivi.
Per cui se entri nel Palazzo Ducale di Urbino e ti fermi di fronte alla Flagellazione di Piero della Francesca, ti accorgi che quei colori e quelle proporzioni dilagano nelle sale della Reggia, le ritrovi nella trama della città, le riconosci, appena fuori le mura, nelle strade bianche, nel profilo delle colline, nell’azzurro-viola delle montagne lontane, in una quercia che sta al centro di un giallo campo di grano. Dico questo perché deve essere stata molto bella l’esperienza di Giulia Lavagnoli quando ha deciso di studiare la Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto a Cingoli.
Come immaginare un pezzo d’Italia più bello di quello che sta fra Monte San Giusto e Cingoli? E come regalarsi, altrove, incontri altrettanto emozionanti con le opere d’arte? Uno si ferma nella Piazza di Cingoli, uno dei luoghi più straordinari d’I6 talia, balcone delle Marche, belvedere di struggente maestosa bellezza degna di Leopardi o del Virgilio della Grande Egloga, e poi si entra in San Domenico. Ed ecco la pala del Lotto argomento di questo piccolo libro.
Ciò che subito colpisce sono le rose, una nevicata di petali di rosa che Gesù Bambino sparge sui santi assistenti: Maddalena e Caterina, e Pietro Martire, Vincenzo Ferrer ed Esuperanzio, protettore di Cingoli. I quindici medaglioni rampicanti nel quadro come una giovane pianta a primavera raccontano le Gioie di Maria, i Trionfi della Vergine, la Passione e la Morte di nostro Signore, secondo lo schema iconografico vigilato dalla sapienza dei domenicani e minuziosamente descritto e interpretato da Giulia Lavagnoli, ma la nevicata dei petali di rosa è una promessa di serenità e di consolazione.
Anche le inquietudini di Lorenzo Lotto, la sua religiosità profonda e dolente, l’eccentrica temperatura del suo manierismo “bordeline”, si placano nella nevicata di rose che sta nel San Domenico di Cingoli. L’autrice si è innamorata del suo quadro. Lo ha analizzato “intus et in cute”, nei suoi significati visibili e in quelli che attengono la teologia, la dottrina, la storia, la simbologia dei colori e della luce. Ha realizzato una operazio7 ne ammirevole che mi piacerebbe vedere replicata per altri capolavori del Lotto che si conservano nelle Marche segrete. Ma io sono sicuro che Giulia Lavagnoli non dimenticherà mai più, per tutta la sua vita, la nevicata di petali di rosa.
ANTONIO PAOLUCCI