I DUE DIPINTI DI GIUSEPPE ZANATTA AD AMENO E UN DISEGNO PREPARATORIO

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I DUE DIPINTI DI GIUSEPPE ZANATTA AD AMENO E UN DISEGNO PREPARATORIO


di Milena Pannitteri

Superato dalla fama dei suoi contemporanei e rimasto nell'oblio per molti secoli, il pittore Giuseppe Zanatta1 fu tuttavia una delle personalità di maggior spicco nel panorama della pittura barocca sulla Riviera del Cusio. Originario di Miasino, l'artista lavorò assiduamente durante tutta la seconda metà del XVII secolo per alcune delle chiese più importanti del territorio, tra cui la Basilica di San Giulio e la parrocchiale miasinese di San Rocco, e inoltre per Sant'Albino a Pella, Sant'Antonio a Vacciago e l'oratorio di San Giovanni Battista ad Ameno. La sua produzione è oggi a noi nota solo attraverso dipinti di soggetto sacro, anche se, sulla base di un documento rinvenuto all'Archivio di Stato di Novara, non dovette essergli estranea l'attività di frescante. Infatti, nell'atto rogato il 22 Novembre 1702 dal notaio amenese Agazzini Angelo Francesco, Zanatta, raggiunta ormai l'età di sessantotto anni, dichiara di non essere in grado di camminare a causa di una slogatura al ginocchio che si era procurato cadendo da un palco «mentre dipingeva sopra il muro del Chiosco del S.r Fran.co Bonola di Vaciago»2. Di quest'opera e di altre produzioni a fresco purtroppo non rimane traccia, ma il ritrovamento del documento notarile darebbe dunque credito a quelle fonti che considerano il nostro artista esecutore anche di «bellissimi affreschi»3. Inoltre, la singolare mancanza di opere databili ai primi due decenni del diciottesimo secolo potrebbe così essere in parte spiegata dalle difficoltà motorie del miasinese.

Munitosi dei primi rudimenti dell'arte presso la bottega dei Nuvolone, come dimostra la pala raffigurante Sant'Antonio con Gesù Bambino4 dell'oratorio di Miasino, Zanatta abbandonerà ben presto la dolcezza dello stile nuvoloniano per dedicarsi esclusivamente allo studio del disegno e a quel classicismo di matrice romana, appreso probabilmente durante un suo soggiorno di formazione nella capitale5, che lo porterà lontano dalla produzione lombarda coeva. L'iscrizione nel 1669 alla seconda Accademia Ambrosiana diretta dal Busca e la successiva adesione nel 1696 all'Accademia di San Luca a Corconio non fecero altro che esercitare quella sua naturale propensione a un'accentuazione scultorea delle figure, sempre definite attraverso un disegno marcato e vigoroso, che egli esibì fin dalle prime prove a noi note databili intorno agli anni Settanta del Seicento (San Nicola San Gaetano e Santa Rosa di Pella6, Nascita di Sant'Antonio Abate di Vacciago7). Le istanze classiciste si uniscono però nella maggior parte dei casi a una interpretazione virtuosistica della composizione e a stravaganti notazioni cromatiche che dichiarano con forza la vena eccentrica della cifra stilistica del nostro pittore (Madonna del latte con San Rocco e Deposizione di Miasino8, Visita del pretore Audenzio a San Giulio della Basilica di San Giulio9) e permettono di considerarlo una voce fuori dal coro degli artisti a lui coevi.

Sul finire del secolo e dopo aver dato buona prova di sé nei dipinti che decorano le chiese di Pella, Vacciago, Orta e Miasino, Zanatta si impegnò nell'esecuzione di due pale per l'oratorio di San Giovanni Battista ad Ameno. I due dipinti raffiguranti San Giovanni decollato, Gesù Cristo e la Vergine e la Madonna del Carmelo, San Giovanni Battista, San Francesco e il donatore fanno parte del ciclo di tele dedicate alla Vita del Battista, eseguite oltre che dal miasinese anche dal pittore aronese Giovanni Antonio De Groot (Annuncio della nascita del Battista; Nascita di San Giovanni Battista; Visitazione di Maria a Elisabetta; Battesimo di Cristo; San Giovannino nel deserto; Decollazione del Battista) e da Tarquinio Grassi (Danza di Salomè ) 10. In mancanza di citazioni nelle fonti e nelle visite pastorali, un sicuro termine post quem per la datazione dei teleri è l'anno 1698; infatti, come si legge dagli Atti della visita pastorale del vescovo Giovan Battista Visconti, la costruzione del piccolo oratorio risulta ancora in corso nel 1698 11 e fu sicuramente terminata entro il 1701, come confermato dalla citazione del Cotta nel suo Museo Novarese.

La datazione dei due dipinti di Ameno alla fine del diciassettesimo secolo risulterebbe plausibile anche dal confronto stilistico con alcune delle pale che l'artista eseguì per la chiesa di San Rocco a Miasino e in particolare con il San Rocco guarisce un cardinale12 della controfacciata, dove Zanatta coniuga un vivace impianto compositivo fatto di grovigli e intrecci fra i personaggi a un colorismo freddo e smaltato, accompagnato da una tornitura accademizzante dei nudi e da una studiata varietà delle teste. Tali tratti caratterizzano anche il linguaggio dei quadri amenesi. Nello specifico, la pala collocata sopra l'altare dell'oratorio e raffigurante la Madonna del Carmelo definisce una rappresentazione trionfalmente barocca nel vorticoso movimento degli angeli e nei giochi di pieghe dei ridondanti panneggi della Vergine e del Battista, che viene però stemperata dalla plastica monumentalità delle forme (come si nota bene nel San Giovanni di ispirazione quasi poussiniana) e dal rigido atteggiamento del devoto e del santo inginocchiati.

Dal canto suo, la tela con San Giovanni Battista decollato, ubicata sulla parete destra della chiesa, presenta una iconografia inconsueta e di non facile interpretazione. Il dinamico contorsionismo dei personaggi, particolarmente evidente nella figura con le braccia protese verso la Vergine, fa emergere un ideale movimento circolare che trova il suo centro nella testa del Battista, il cui corpo e la cui vicenda vengono raccontati dallo Zanatta senza alcun accenno di drammaticità.

La predilezione per un'accentuazione in termini scultorei del disegno e l'espressionistica forzatura delle torsioni di alcuni personaggi, di gusto spiccatamente accademico, si ritrovano anche nello studio preparatorio conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano13.

Il disegno, parte della poco nota produzione grafica di Zanatta, che tuttavia durante la frequentazione dell'Accademia Ambrosiana dovette essere particolarmente ampia, si trova all'interno di un foglio contenente altri tre studi, nella cui parte alta figura l'indicazione a matita: «tutte del Zanotta», ma sia Pietro Nurchi nell'Inventario dei disegni e loro ubicazione del 1978 sia Gilda Rosa (1967)14 lo considerano anonimo. Pur presentando alcune zone di difficile lettura a causa del leggero tratto, esso raffigura una scena pressocchè identica a quella del quadro amenese: in basso a destra Gesù Cristo tiene tra le braccia il corpo decollato del Battista, sulla sinistra un uomo con le braccia protese si rivolge verso la Vergine che riceve in mano la testa del San Giovanni. Dietro ai personaggi in primo piano si intravedono le teste di alcuni astanti; in alto figurano degli angeli. Nell'angolo in alto a sinistra è visibile una cancellata che nella versione dipinta viene eliminata; nel quadro infine tutta la scena risulta prospetticamente ravvicinata, le figure del Cristo e del santo diventano di maggiori dimensioni e più incombenti verso il primo piano, ma la disposizione degli angeli rimane perlopiù identica.

1 Giuseppe Zanatta nasce a Miasino il 29 Settembre 1634, figlio di Bartolomeo e Ippolita Bacinetti. Trascorse gran parte della sua vita alternando permanenze sulla Riviera a viaggi verso Milano, dove intraprese anche un'attività commerciale.

2 Archivio di Stato di Novara (ASN), Notarile. Agazzini Angelo Francesco, 22 novembre 1702, c. 15176. Il notaio dichiara di essere: «benissimo informato circa alla infirmità del ginochio del d.o Giuseppe Zanatta per la cascata dal palco mentre dipingeva sopra il muro del Chiosco del S.r Fran.co Bonola di Vaciago, che fu l'anno prossimo passato, et in tall'occ.e fui ancor io a visitarlo, et è restato alquanto offeso in modo che hora non può più liberam.te camminare come prima faceva per essere restato un poco stropiato da d.o ginochio, come hora si vede che non può camminare con quella libertà di prima per esser l'osso del ginochio restato offeso nella sud.a cascata». Nel documento compare inoltre una lettera autografa di Zanatta inviata al nipote Bartolomeo, nella quale il pittore dichiara di affidare al giovane la tutela di tutti i suoi fratelli (nipoti di Zanatta per parte del fratello minore Michelangelo morto nel 1695): « Se ne adimanderà che in esecuzione et decreto il S.r Castello prendi le informazioni della mia infirmità degne di scusa come anche della habilità e sufficienza di Vs al maneggiar la tutela è cura de suoi fratt.li».

3 A. Rusconi, Il Lago d'Orta, la sua Riviera e i dittici novaresi, Torino, 1888 (ed. anastatica, Bologna 1981), p. 213. A questo proposito si veda anche S. Ticozzi, Dizionario degli architetti, scultori e pittori etc., Milano, 1830, IV, p. 95, che ricorda le «opere pubbliche all'olio e a fresco» realizzate da Zanatta.

4 Sul dipinto vedi: P. Venturoli, C.F. Nuvolone, Riposo durante la fuga in Egitto, in La confraternita di San Giuseppe in Borgomanero, catalogo della mostra, a cura di A. Zanetta, Borgomanero, 1992, p. 44-45; F.M. Ferro- M. Dell'Omo, Pittura a Novara e nel Novarese tra Sei e Settecento, Novara, 1994, p. 241 (967).

5 L'ipotesi di un viaggio a Roma del pittore nasce esclusivamente da una analisi stilistica delle opere di Zanatta, poiché ad oggi non siamo in possesso di alcun documento che sia in grado di dimostrare quel soggiorno. Non va comunque dimenticata la fondamentale influenza che ebbe sull'artista l'arrivo sulla Riviera di un cospicuo numero di opere di provenienza romana durante tutto l'arco del Seicento. A questo proposito si veda: M. Dell'Omo, Note su alcuni dipinti romani nel Novarese, «Arte Lombarda», 108/109, 1994, pp. 99-108.

6 Ferro-Dell'Omo, op.cit., p. 242 (973).

7 Id., ibid., p. 242 (970); sul ciclo di Vacciago vedi: F. Frangi, Giuseppe Zanatta: Sant'Antonio resuscita un giovane assassinato, in AA.VV., La pittura tra il Verbano e il Lago d'Orta dal Medioevo al Settecento, Cinisello Balsamo, 1996, pp. 315-316.

8 Ferro-Dell'Omo, op.cit., p. 243 (977-978); Frangi, op. cit., p. 315.

9 M. Dell'Omo, Il trionfo barocco nella basilica, in San Giulio e la sua isola, Novara, 2000, p. 201.

10 M. Dell'Omo, Un'aggiunta al catalogo di Giovanni Antonio De Groot: il ciclo di San Giovanni Battista ad Ameno, «de Valle Sicida», VI, p. 272 n. 7.; Cfr. ASDN, Atti visita Visconti, 1698, n. 226.

11 Così il testo della visita: « in corpore oppidi quod de novo construit cum veterum expanse dirutum sit et de proximo in toto diruens»

12 Ferro-Dell'Omo, op. cit., p. 242 (974); M. Dell'Omo, Storie di San Rocco sulla Riviera d'Orta a fine Seicento: il ciclo della parrocchiale di Miasino, in San Rocco nell'arte. Un pellegrino sulla via francigena, catalogo della mostra, Milano, 2000, pp. 82-87.

13 Milano, mBiblioteca Ambrosiana: F 232 inf n. 342.

14 Entrambi gli inventari sono consultabili presso la Biblioteca milanese: Inventario dei disegni e loro ubicazione, a cura di Pietro Nurchi, Milano, 1978, K 86-87 suss.; Catalogo dei disegni a cura di Gilda Rosa.

 



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