E' A PESARO IL RITRATTO ORIGINALE DI GUIDO RENI ESEGUITO DAL DISCEPOLO SIMONE CANTARINI

Arte antica e arte medievale
biografia artista Accedi
biografia artista Registrati
biografia artista Contatti

Home La Banca Dati Abbonamento Musei Antiquari Opere Omnia (oltre 850) Risultati d'asta
foto artisti

G.E.M.A. - Grande Enciclopedia Multimediale dell'Arte
per pittura, disegno ed incisione dal X al XVIII secolo

opere d'arte artisti medievali
50.000 schede di artisti, 1.000.000 di opere censite

E' A PESARO IL RITRATTO ORIGINALE DI GUIDO RENI ESEGUITO DAL DISCEPOLO SIMONE CANTARINI


di Mario Mancigotti

E' A PESARO IL RITRATTO ORIGINALE DI GUIDO RENI ESEGUITO DAL DISCEPOLO SIMONE CANTARINI Ritratto originale di Guido Reni eseguito dal discepolo Simone Cantarini

   Nelle sale della Pinacoteca Nazionale di Bologna è esposto  un piccolo dipinto, un tondo di appena cm. 36 di diametro, che raffigura il volto  di un accigliato Guido Reni in passato ritenuto un autoritratto del Maestro ma attribuito a Simone Cantarini  da Gaetano Giordani autore del primo catalogo  della  pinacoteca  della Pontificia Accademia delle Belle Arti a nel  1827.
   Quando Simone, dopo  la disavventura tragicomica  accaduta a Fano, giunge a Bologna ed entra  nel famoso atelier del Reni,  una specie di  studio d’arte –pensionato  frequentato da diversi allievi,  ubicato nel centro storico in via delle Pescherie a due passi da piazza Maggiore, aveva poco più di vent’anni ma già  il Reni lo aveva considerato   un maturo maestro  dopo gli esordi marchigiani.
   Infatti sappiamo che molto presto  Simone può scendere nel piano nobile riservato ai più apprezzati seguaci.
   Simone non è certamente alle prime armi come ritrattista, tutt’altro! Si errano già affidate al  suo pennello le più nobili famiglie pesaresi come i  Baldassini, i Gavardini, i Mosca, i Bonamini, gli Olivieri ma soprattutto la nobildonna Eleonora Albani Tomasi  ed addirittura  nel 1631  il nipote del papa Urbano VIII, il giovane cardinale Antonio Barberini junior giunto a Pesaro in occasione della  devoluzione del potere alla Chiesa nel 1631.
   Sappiamo che questo piccolo tondo ritenuto di Simone e proveniente in origine dal soppresso Convento di San Giovanni Battista dei Celestini,  ebbe vasta popolarità tanto che
Furono tentate varie copie  ad olio ed incisioni.
    Immaginiamo dunque  che il provinciale Simone agli inizi  avesse  un   rapporto con il Reni , che poi sappiamo clamorosamente naufragato nel 1637,    ancora  rispettoso, improntato ad ammirazione, stima e “metus reverentialis” nei confronti dell’anziano Maestro  e quindi è comprensibile che desideri fare  un degno regalo al Maestro.
      Ma come mai egli sceglie un formato così ridotto che non gli consente di  rappresentare il soggetto a “mezzo busto”,  formato privilegiato nella ritrattistica del seicento ?  “Il formato stesso dell’opera non certo da ritratto ufficiale” (Ambrosini Massari “Pesaro” 2009 pag. 326)
   Quando il dipinto venne esposto  nel 1911   a “La scuola  bolognese alla  mostra del ritratt o a Bologna” Matteo Marangoni si mostra insoddisfatto  della minuziosità del segno  e dellA uniformità del colorito.  (Arte, 1911)  Certo, un segno marcato, puntiglioso, calligrafico non connaturato allo stile cantariniano.

Ed ecco che  negli anni ottanta scopro a Pesaro in collezione privata Sinistrario un altro splendido “Ritratto di Guido Reni” di misura qiasi doppia di cm. 60 di diametro in formato a mezzo busto che consente all’autore  di rappresentare il maestro in elegante abbigliamento con un raffinato pizzo sopra ol candido colletto ed un colare aureo pendente sul petto, forse una onorificenza de cardinale Scipione Borghese  in occasione del celeberrimo affresco “L’Aurora”.
     Perché  la critica accademica non prende in considerazione  questo esemplare  che può ritenersi l’originale,  esposto nel 1987  alla mostra dedicata  a Simone Cantarini  dal Centro Studi Salimbeni di San Severino Marche?
   Ora la pennellata si fa  più fluida, più sciolta, ricca di passaggi sfumati che donano un più intenso alito di vita al volto del Reni, infondendogli un’espressione di maturato equilibrio interiore anziché di collera impulsiva, come nell’esemplare bolognese, certamente una copia. ( Mario Mancigotti “Il Pesarese ed i suoi  capolavori” 2006).
   Altre  considerazioni  critiche si potrebbero evidenziare nel  raffronto fra i due dipinti ma mi astengo per ragioni di spazio,  appagato di aver potuto  rivendicare tale  scoperta di indubbia importanza storica ed estetica.
   Spero che i concittadini  possano in una prossima occasione ammirare questo stupendo ritratto.



Vuoi lasciare un commento sull'artista?
Registrati prima

opere artisti google libriPresenti su
arte quadriSeguici su facebook
arte quadriDove andare, cosa vedere
arte quadriAbbonati alle opere d'arte
arte quadriIscriviti al sito
arte quadriRichiedi un expertise
arte quadriRicerca artisti